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storia del pomodoro

La storia del pomodoro dalle Americhe all’Europa

Oggi lo usiamo costantemente in cucina e lo apprezziamo per la sua ecletticità, ma forse non sappiamo molto di come il pomodoro sia arrivato secoli fa sulle nostre tavole.
La sua storia è il simbolo dell’incontro tra il Nuovo e il Vecchio Continente: il “Re degli Ortaggi” ha infatti radici antichissime e la sua presenza è già attestata all’epoca dell’Impero Maya.     

Se non conoscete l’avventurosa storia del pomodoro ma da sempre siete curiosi di questo ortaggio che rimane sempre sé stesso pur avendo centinaia di varianti, questo è l’approfondimento che fa per voi. Infatti oggi il pomodoro è l’ortaggio che non manca mai, né nei nostri orti né sui nostri balconi, ma l’inizio della sua avventura in terra europea non può dirsi propriamente fortunato…

Il pomodoro ieri

Il pomodoro, con il suo arrivo in Europa, cambia per sempre colori, sapori e profumi della cucina di molti Paesi, tra cui il nostro in modo davvero significativo. È però un cambiamento lento e discreto, che deve il suo esordio all’arrivo della rossa bacca in Europa sulle navi dei conquistatori al seguito di Hernán Cortès, intorno alla metà del Cinquecento.

Per trovare l’origine del frutto più usato nella cucina italiana – ebbene sì: tecnicamente, il pomodoro è un frutto sebbene sia abitudine comune associarlo agli ortaggi! – dobbiamo trasferirci proprio nelle Americhe, precisamente in Messico e Perù, dove un prodotto importantissimo e molto apprezzato veniva coltivato in grandi quantità: quello che in latino conosciamo col nome di Solanum lycopersicum, ma che presso Inca e Aztechi era conosciuto con il nome di xitomatl (da cui l’inglese ‘tomato’), che era a sua volta stato messo a coltivazione precedentemente dai Maya. Proprio lui: il pomodoro! Quindi già tremila anni prima dell’arrivo dei Conquistadores nel Nuovo Mondo, il pomodoro era un alimento diffuso tra le popolazioni pre-colombiane e veniva impiegato in diverse forme e preparazioni.

origine del pomodoro

Ma non solo “a base di pomodoro” è stato l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Continente, che fu al contrario una delle occasioni più feconde di scambio interculturale nella storia dell’alimentazione umana. Assieme al pomodoro, infatti, se ci basiamo su attestazioni e fonti storiche del periodo, si suppone che giunsero in Europa anche il mais, il peperoncino, alcune varietà di peperoni, la manioca, il fagiolo, l’arachide, la patata, i frutti tropicali, il cacao, la vaniglia e tanto altro ancora. Nella direzione opposta, invece, da parte sua l’Europa fece dono all’America di prodotti come tanti tra legumi e cereali, bietole, carciofi, spinaci, carote, meloni, melograni, agrumi, pesche, ciliegie, vite e olivo.

Ma da dove viene il nome del “pomodoro”? L’aspetto e il colore giallastro dei frutti ispirarono il nome “pomo d’oro”, a opera di un luminare della botanica italiana, Pietro Andrea Mattioli, il quale introdusse la denominazione “mala aurea”, in seguito tradotto alla lettera con “pomo d’oro”, per l’appunto.

Come già menzionato sopra, la storia del pomodoro in Europa non segnò da subito il successo di questo ortaggio, come forse potremmo immaginare noi oggi. Al contrario, il pomodoro impiegò molto tempo ad affermarsi come prodotto commestibile e utilizzabile in ambito culinario, e veniva utilizzato perlopiù come pianta ornamentale, medicinale e a scopo di studio negli orti botanici. Una delle motivazioni rispetto a questa iniziale “diffidenza” è quella secondo la quale le prime varietà introdotte in Europa contenevano solanina in quantità così elevata da risultare non digeribili.

L’Italia fu il secondo paese europeo dopo la Spagna a conoscere il pomodoro, ma l’“espansione” di quest’ultimo nel nostro Paese fu lenta come nel resto del Vecchio Continente: solo nel Settecento inizierà il periodo di una maggiore sperimentazione gastronomica che sfocerà nell’Ottocento nella diffusione più ampia pervenuta fino a noi oggi.

pomodori colorati

Anche qui cominciò a essere usato come pianta ornamentale nelle dimore del Nord nell’ultimo decennio del Cinquecento, e solo un ventennio più tardi circa arrivò a instaurare la sua presenza nel Meridione, dove le temperature più calde e le migliori condizioni atmosferiche determinarono lo svilupparsi di frutti più grandi e di colore arancione-rosso rispetto a quanto succedeva nelle regioni del Nord Italia: fu così che gli italiani del Sud, forse anche per la scarsità di risorse, cominciarono ad assaporare il pomodoro e a inserirlo nella loro alimentazione quotidiana ben prima rispetto agli altri cittadini europei.

L’avanzata del pomodoro continuò lenta e discreta ma inarrestabile, una vera e propria conquista di territori sempre nuovi della cucina della Penisola, che da quel momento in avanti non avrebbe più potuto fare a meno di questo nuovo ingrediente.
Ad esempio, cosa sarebbe la pizza senza passata di pomodoro? In un trattato dato alle stampe a Napoli nel 1858, che descrive la “vera pizza napoletana”, l’autore Francesco De Bourcard arriva a citare una sorta di pizza Margherita ante litteram, ma bisognerà aspettare la visita a Napoli della Regina Margherita nel 1889 per arrivare ad avere il piatto più famoso del mondo: la pizza Margherita, appunto, con pomodoro, olio, mozzarella, origano.
Una conquista che si estende ovunque, e che vede il suo riconoscimento anche in quella che nel 1950 verrà definita “Dieta Mediterranea”, tanto regime alimentare quanto stile di vita nel quale il pomodoro è protagonista indiscusso.

Ma la storia del pomodoro non finisce qui, perché è sulle nostre tavole che la sua importanza si gioca e si nota giorno dopo giorno.

Il pomodoro oggi

Oggi, con ogni probabilità, ci sarebbe difficile immaginare la maggior parte della nostra alimentazione senza tutte le varianti del pomodoro. Rimanendo in Italia, diverse regioni possono rivendicarne varianti di eccellenza, vere punte di diamante della produzione della propria terra.

salsa di pomodoro

Ad esempio, il San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP è il principe dei piatti napoletani come ragù, sughi e passata per la pizza, che non possono prescindere da questo ingrediente: basta un breve risciacquo e una cottura di 13 minuti in barattolo per conservare questi pomodori e le caratteristiche organolettiche.

Oppure, spostandoci in Toscana abbiamo il costoluto, con il quale si può realizzare un’ottima pappa al pomodoro, o ancora il Sanminiatese del pisano, perfetto per condire la tipica panzanella, mentre quelli più piccoli e tondi come il Piennolo del Vesuvio DOP e il Ciliegino, con il loro gusto intenso, sono ottimi anche da soli in padella con aglio e olio, per insaporire una pasta o per ottenere barattolini di pomodori sott’olio.

La lista delle possibilità che il pomodoro offre è ancora molto lunga dal momento che è stimato che ne esistano all’incirca 320 varietà: per descriverli tutti non basterebbero 20 articoli di approfondimenti sull’argomento!