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doppia piramide alimentare

La doppia piramide alimentare illustra il rapporto fra cibo e ambiente

Rispetto per l’ambiente e una buona alimentazione camminano su binari paralleli: questo è il “messaggio” che si evince dalla doppia piramide alimentare. Il valore nutrizionale e l’impatto ambientale di ogni alimento, infatti, non sono variabili tra loro scollegate, ma caratteristiche da tenere d’occhio per adottare uno stile di vita sostenibile e salubre.

Forse tutti abbiamo sentito almeno una volta nominare la piramide alimentare, vero? Se ne parla da decenni e sono ormai numerosi gli studi scientifici che negli anni hanno analizzato gli alimenti protagonisti di moltissimi regimi alimentari ai quattro angoli del pianeta.

Ma cosa si intende con ‘piramide alimentare’? Con questa espressione si indica un modello che può descrivere un particolare sistema alimentare; la piramide aiuta a seguire le linee guida di una dieta, non tanto da intendersi esclusivamente dimagrante, quanto piuttosto come insieme di regole volte a gestire l’alimentazione nel modo più salubre ed equilibrato.

Come italiani e italiane, siamo probabilmente più familiari con la piramide alimentare che rappresenta la dieta mediterranea, dieta che è il risultato dei modelli alimentari diffusi in alcuni Paesi dell’area mediterranea, indicata dai più come uno dei migliori regimi alimentari in fatto di varietà – anche nel sapore – e nutrienti. Inoltre, sembrerebbe che la dieta mediterranea sia associata a una minore possibilità di sviluppare criticità cardiovascolari, malattie metaboliche e alcune patologie oncologiche. 

Sapete, ad esempio, che la dieta mediterranea è riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto e che nel 2010 è stata inserita nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità, e anche che il suo valore nutrizionale è riconosciuto da circa 70 anni dalla FAO?
Tornando alla piramide, essa viene scelta come figura per il suo essere di facile interpretazione: si deve leggere dal basso verso l’alto per capire quali alimenti consumare quotidianamente o settimanalmente e in quali quantità, soprattutto. Poiché la base è più grande della punta, quelli che occupano la parte inferiore sono i cibi privilegiati dalla dieta, cioè che si possono assumere in quantità maggiore.
Per quanto riguarda la dieta mediterranea, la distribuzione di cibi e alimenti è all’incirca come segue: alla base, troviamo cibi consumabili quotidianamente come cereali (farro, orzo, segale, grano saraceno, etc.), legumi (fagioli, lenticchie, ceci, etc.), verdura e frutta di stagione.
A metà della piramide troviamo il latte e i derivati a basso contenuto di grassi (come lo yogurt) da consumare in 2-3 porzioni da 125ml al giorno, insieme a un modesto consumo di olio extravergine d’oliva (3-4 cucchiai), carne bianca e frutta secca (quest’ultima in porzioni da circa 30 gr.).
Più in alto, andando verso l’apice della piramide, troviamo gli alimenti da consumare non ogni giorno, bensì settimanalmente: sono i cibi ad alto contenuto proteico, tra i quali dovremmo favorire pesce e (2 porzioni a settimana), uova (1-4 a settimana), pollame (sempre 2-3 porzioni), biscotti (con moderazione!), e per quanto concerne i formaggi sarebbe opportuno non consumare più di 2 porzioni da 100g (50g se si tratta di formaggi stagionati).

Il vertice della piramide, infine, raccoglie gli alimenti da consumare con grande moderazione: due porzioni o meno a settimana di carni rosse, mentre affettati e salumi sarebbero da consumare con ancor più parsimonia.
E quasi a mo’ di ciliegina sulla torta “al contrario” troviamo i dolci, in assoluto i più rischiosi – ovviamente se consumati in grandi quantità – per la nostra salute.
Attenzione, tuttavia, a non intendere questo schema in modo eccessivamente stringente o normativo! La piramide non vuole raffigurare un insieme di divieti ma mostra come per una dieta sana alcuni cibi siano preferibili – in termini di nutrimento e salute – rispetto ad altri.

pasto salutare

Ma… all’inizio non stavamo mica parlando di doppia piramide alimentare?

Più di 10 anni fa, infatti, il Center for Food and Nutrition di Barilla ha elaborato un modello di analisi per una dieta sostenibile, che rappresenta una vera e propria rivoluzione nel campo della nutraceutica.
La lettura della doppia piramide alimentare è intuitiva come nel primo caso: disponendo gli alimenti della piramide alimentare in una seconda piramide capovolta, gli alimenti delle posizioni più basse sono quelli che possono favorire una riduzione dell’impatto ambientale. Accostando così le due piramidi si ottiene la famosa doppia piramide alimentare-ambientale, grazie alla quale si capisce in modo intuitivo che gli alimenti che tutti dovremmo mangiare maggiormente per la nostra salute sono anche quelli che arrecano meno danni all’ambiente. Al contrario, cibi come la carne sono quelli che andrebbero consumati di meno e che, mediamente, comportano un impatto ambientale maggiore.
Per dirla in modo ancora più immediato, cibo e ambiente vanno insieme: i cibi che fanno bene alla nostra salute sono anche quelli che arrecano minori danni all’ambiente intorno a noi.
Per elaborare una stima dell’impatto sul pianeta di ciascuno dei tipi di alimenti considerati, il Center for Food and Nutrition ha utilizzato il metodo Life Cycle Assessment con lo scopo di valutare il consumo di energia e il carico ambientale dei processi produttivi e ne prende in considerazione l’intera catena.

riduzione impatto ambientale

I risultati sono stati espressi attraverso 3 indicatori ambientali:

Carbon footprint (produzione di anidride carbonica): quantifica le emissioni di gas a effetto serra responsabili del cambiamento climatico in termini di kg di CO2;

Water footprint: calcola il volume totale di acqua dolce consumato per produrre un tipo di alimento, ovvero l’impronta idrica degli alimenti;

Ecological footprint (impronta ecologica): misura l’impatto antropico, considerando i diversi modi in cui le risorse ambientali vengono impiegate. Questo impatto viene valutato in termini di ettari o metri quadrati a livello globale ed è calcolato come la somma dei terreni coltivati, dei pascoli, delle foreste e delle zone di pesca necessari alle attività umane legate al consumo di cibo, ovvero la misura dell’inquinamento agricolo.
Mentre, infatti, la produzione di un kg di carne di manzo ha bisogno più di 100 m2, per le carote viene utilizzato solamente 1 m2 per produrre 1 kg di prodotto.
Nonostante i dati raccolti provengano da tutti e tre gli indicatori, nella costruzione vera e propria della piramide gli esperti hanno deciso di tenere in considerazione solo l’impronta ecologica, in quanto unità di misura più facile da raffigurare e da comprendere rispetto a quelle degli altri indicatori.