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Turismo enogastronomico, un volano per lo sviluppo del territorio

Il turismo enogastroonomico in Italia cresce ogni anno, ecco cosa cercano i turisti e cosa offre il nostro Paese.

Il viaggio può essere declinato in una moltitudine di opzioni distinte. Tra di esse, il turismo enogastronomico rappresenta una modalità che negli ultimi anni sta conoscendo una forte ascesa, attraendo un sempre più vasto numero di viaggiatori interessati a conoscere le bellezze di un territorio non solo sotto il profilo culturale e naturalistico, ma andando anche alla scoperta dell’arte culinaria locale nonché dei vini associati ad essa.

PRODUZIONI LOCALI E SPECIALITÀ GASTRONOMICHE COME MOTORE DEL TURISMO

Si stima che solo in Europa, ogni anno i viaggi che includono attività enogastronomiche siano oltre 20 milioni. La vacanza enogastronomica è una formula di viaggio che attira anche un crescente numero di italiani.

Secondo un rapporto realizzato dal Touring Club a inizio del 2019, negli ultimi tre anni il 98% dei turisti italiani ha partecipato ad almeno una esperienza enogastronomica durante un viaggio intrapreso. Oltre alla tipica degustazione di prodotti tipici, tra le proposte più apprezzate emergono i tour presso i mercati (82%) nonché i pasti consumati nei bar e nei ristoranti storici (72%). Molto gettonate appaiono anche le visite presso i luoghi di produzione, in special modo presso le aziende agricole (62%) seguite a poca distanza dalle cantine (56%).

Il turismo enogastronomico interessa tutte le generazioni, partendo dalla “Generazione X”, ovvero i nati tra il 1965 e il 1980, ma coinvolgendo anche i cosiddetti “Millennials”, ossia la fascia di popolazione nata tra il 1981 e il 1998.

Dal trend positivo si evince come l’Italia del turismo non possa prescindere dal Made in Italy. L’attenzione dei viaggiatori si allinea alle nuove abitudini di vita e di consumo che si sono diffuse negli ultimi anni. Siamo di fronte a una sempre più ampia propensione da parte dei consumatori verso la scelta di cibi sani, a Km zero e prodotti con tecniche biologiche. Qualità, rispetto della salute e salvaguardia dell’ambiente sono tre parole chiave intorno alle quali ruotano le decisioni dei consumatori anche nel momento in cui si calano nei panni di viaggiatori, desiderosi di vivere in prima persona esperienze turistiche all’insegna della valorizzazione dei territori, delle tradizioni e della cultura.

VALORIZZARE IL TERRITORIO CON I PRODOTTI TIPICI

Il legame tra prodotti tipici e corretta valorizzazione di un territorio è strettissimo. A motivare il viaggio del turista enogastronomico è infatti nel contempo il desiderio di gustare cibi e vini locali ma anche quello di conoscerne i territori di produzione. Per realizzare questo viaggio esperienziale, capace di soddisfare i sensi nella loro totalità, il turista è pronto a compiere distanze maggiori rispetto al passato, non limitando inoltre gli spostamenti ai soli mesi estivi. Viaggi di tipo enogastronomico vengono condotti per l’intero arco dell’anno, spesso in concomitanza con i cicli produttivi della terra. Il momento della vendemmia rappresenta ad esempio un periodo clou per gli eno-appassionati, pronti a spostarsi nelle aree vinicole dello Stivale, partecipando ai più disparati appuntamenti dedicati alla bevanda di Bacco.

Accanto all’opportunità di conoscere da vicino l’estrema ricchezza dei prodotti locali, il turismo enogastronomico permette ai viaggiatori di immergersi attivamente negli usi e nei costumi dei territori visitati, entrando in pieno contatto con le realtà del luogo. Dall’esperienza vissuta deriva un inevitabile arricchimento culturale per il viaggiatore, che torna a casa con un vero e proprio bagaglio di conoscenze sulle località che lo hanno ospitato.

Un ulteriore strumento di valorizzazione territoriale è costituito in tal senso dai festival, dalle sagre, dai mercatini tipici e dagli eventi culturali che attraggono una miriade di visitatori provenienti da ogni angolo d’Italia e, in taluni casi, del mondo. Tra gli appuntamenti che più di altri richiamano l’attenzione ci sono quelli legati al vino, vera eccellenza del Made in Italy, tanto da costituire la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. A parlare sono i dati del settore. Secondo una recente analisi condotta dalla Coldiretti su dati Istat riguardanti i primi cinque mesi del 2019, nell’ultimo periodo il vino italiano ha raggiunto il record storico per l’export Made in Italy. Per di più, con una produzione stimata di 46 milioni di ettolitri di vino, l’Italia risulta il primo produttore mondiale davanti alla Francia (43,9 milioni di ettolitri) e alla Spagna (40 milioni).

Numeri positivi che trovano un evidente riscontro anche sul fronte dell’enoturismo nostrano.

In base al Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia, documento curato dall’Associazione Nazionale Città del Vino e dall’Università di Salerno, il giro d’affari di questa modalità turistica oggigiorno nel nostro Paese equivale complessivamente a 2,5 miliardi, per un totale di circa 14 milioni di enoturisti all’anno. Dal report emerge inoltre che, per le aziende vinicole locali, gli enoturisti rappresentano una fonte sempre più significativa di introiti, incidendo mediamente per il 26,9% sul fatturato complessivo.

Va infine precisato che l’enoturismo non si ferma esclusivamente in cantina ma genera importanti ricadute positive anche sulle altre imprese del territorio legate al settore agroalimentare: dagli alberghi fino ai rivenditori di prodotti alimentari tipici. Un turismo che punta, insomma, sulla qualità dell’esperienza, divenendo un vero e proprio volano per la valorizzazione territoriale.

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