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Le etichette consapevoli

Come scegliere il prodotto migliore? Come riconoscere ciò che è veramente di qualità? Ecco come leggere le etichette quando facciamo la spesa.

Non vi sembra, a volte, che per fare la spesa in modo consapevole e salutare sia necessario recarsi al supermercato armate di una lente d’ingrandimento (per le scritte piccole, quelle poste sugli angoli più improbabili delle confezioni), un vedemecum di biochimica (zucchero invertito, mono- e di-gliceridi degli acidi grassi, sciroppo di sorbitolo… Di cosa stiamo parlando?!) e le indicazioni comunali per la raccolta differenziata (la confezione di quelle carote… sarà riciclabile?!)?

Per anni l’attenzione dei consumatori, e quindi quella delle aziende produttrici, è rimasta focalizzata più sull’etichetta nutrizionale, che non su quella degli ingredienti: sulla scorta delle diete dimagranti più disparate, si andava alla ricerca del prodotto con meno carboidrati, meno grassi, meno sale e più proteine.

Poco importava se fosse buono da mangiare, sostenibile per l’ambiente e di buona qualità: l’importante era che permettesse di dimagrire e mantenersi in forma.

È stato solo successivamente che ci si è interrogati se il cibo nel proprio carrello della spesa facesse bene: grazie alla divulgazione medica per la tutela della salute, si è diffuso l’interesse per quel genere di alimenti che permettesse di prevenire malattie metaboliche come ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, oltre che patologie ben più gravi.

Ancora più recente è l’esigenza del consumatore di trovare prodotti che siano sostenibili sotto l’aspetto etico e ambientale: più consapevoli rispetto al passato dell’impatto che possono avere la coltivazione delle materie prime, la loro trasformazione e l’intera filiera produttiva (compresi il packaging e il trasporto), quando si fa la spesa si acquista più volentieri se un prodotto è di provenienza locale, se fa parte di un circuito fair-trade e se gli imballaggi sono completamente riciclabili.

Al giorno d’oggi, il carrello della spesa riflette diversi tipi di vettori che muovono le scelte di noi consumatori:

  • nutrizionale
  • organolettica
  • salutare
  • ambientale

Pur se certi delle nostre convinzioni, a volte ci troviamo ad essere titubanti davanti allo scaffale del supermercato: come scegliere il prodotto migliore? Come evitare di lasciarsi ingannare da astute tecniche di marketing, riconoscendo invece ciò che è veramente di qualità?

In questo articolo analizzerò con voi alcune categorie di prodotti che molto probabilmente sono nelle vostre dispense, e vi darò informazioni utili a orientare la vostra scelta.

Bevande a base frutta

Dunque, per prima cosa fate attenzione alla percentuale di frutta utilizzata: preferite prodotti al 100% di frutta, senza zuccheri aggiunti e privi di coloranti e conservanti. Queste indicazioni sono doppiamente importanti se consideriamo che i bambini sono i maggiori consumatori di questa categoria di prodotti, e che un eccesso di zuccheri per i più piccoli, ancora più che per gli adulti, è un fattore di rischio per sviluppare obesità.

Frutta secca e semi oleaginosi

Fino a non molti anni fa, la frutta secca veniva consumata solo nel pieno dell’inverno, e spesso come ingrediente di dolci della tradizione (pensiamo ai torroni, alle torte paesane e alle molte declinazioni regionali del pane dolce con noci e uvetta). Scoperto invece il prezioso contributo per la salute dei grassi insaturi contenuti in frutta secca e semi, essi sono diventati uno snack saziante e funzionale in qualsiasi momento della giornata, adatto sia a studenti che sportivi, perfetto inoltre come spezzafame in ufficio. In commercio si trovano anche mix croccanti di semi come arricchimento di verdure e insalate.

Caffè e succedanei

In un’epoca in cui la moda imperante è quella del caffè in cialda, sarebbe invece importante fare un passo indietro, preferendo il caffè macinato da moka. Questo suggerimento deriva sia da una motivazione organolettica (l’aroma del caffè è inscindibilmente legato alla sua tecnica di preparazione) che ambientale (avete mai pensato a quanta plastica è necessario smaltire quando si bevono anche solo due caffè in capsula al giorno? Provate a moltiplicare per migliaia di persone…).

Se non siete amanti del caffè, o non tollerate la caffeina, potreste magari optare per altre alternative: il decaffeinato (meglio se deca con CO2, non con solventi), il ginseng (facendo attenzione che non sia la classica polvere a base di panna liofilizzata e zucchero), il caffè d’orzo o, ormai molto diffuso, il caffè di cicoria. Al tempo della Grande Guerra, il caffè di cicoria era una brodaglia poco appetibile che si usava al posto del costosissimo caffè in grani: al giorno d’oggi la bevanda si è raffinata, grazie alla lenta tostatura della cicoria e alla sua accuratamacinatura. Naturalmente privo di caffeina, il caffè di cicoria non causa bruciore di stomaco né ipersollecitazione del sistema nervoso.

Pomodoro pronto

Siamo in Italia: quasi impossibile trovare una famiglia che non usi la passata di pomodoro! Eppure, trovare la passata veramente italiana è difficile: se facciamo attenzione alla provenienza della materia prima, potremmo avere tra le mani confezioni di passata di pomodori esteri, a volte nemmeno provenienti da Paesi dell’UE! Meglio invece cercare passata 100% italiana, con pomodori del nostro territorio: non solo del Sud Italia, ma anche da Emilia Romagna e Veneto.

Da qualche tempo, accanto alle classiche confezioni in vetro (a volte poco maneggevoli perché fragili) possiamo trovare anche le confezioni in Tetra Recart®: un packaging pratico, leggero, con apertura facilitata a strappo. Inoltre smaltibile nella carta almeno nel 70% dei comuni italiani, poi riciclabile e rinnovabile.

Sottoli, sottaceti, pesti e sughi

Come per la passata di pomodoro, anche per questa categoria sarebbe opportuno fare attenzione alla provenienza delle materie prime: certamente italiane, con preferenza per i luoghi vocati a coltivazioni specifiche (il basilico ligure del pesto, le olive dalla Puglia o dalla Sicilia…).

Gli ingredienti usati devono essere indicati con trasparenza: privi di aromi aggiunti e di coloranti, i prodotti di questa categoria devono essere caratterizzati da una lista breve ed essenziale.

Il packaging andrebbe preferito PVC-free e BPA-NI (vale a dire senza aggiunta intenzionale di BPA, riconosciuti essere pericolosi per la salute).

Legumi

A livello di salute, i legumi sono una fonte proteine vegetali utili a controllare la pressione arteriosa e la lipemia (colesterolo e trigliceridi); sono inoltre fonte di fibra preziosa per l’intestino, e hanno un alto indice di sazietà. Tuttavia, richiedono tempi di cottura molto prolungati: per questo motivo, tenere confezioni di legumi già cotti in dispensa può essere una buona idea per risolvere in rapidità alcune cene, quando si rincasa tardi.

Andrebbero preferiti legumi coltivati da filiera controllata e al 100% italiani, lavorati da materie prime fresche e non reidratate. Tra gli ingredienti meglio non trovare lo zucchero, a volte aggiunto per bilanciare un’eccessiva acidità del prodotto.

Fonti:

Leggi l’etichetta e scegli l’alimento giusto – Dossier del Ministero della Salute

Dietista, docente di nutrizione e divulgatrice scientifica particolarmente attenta alla qualità degli alimenti. Promuove da sempre un’alimentazione sana, naturale, stagionale e soprattutto gratificante: il nostro stile di vita e il modo in cui ci alimentiamo sono condizioni imprescindibili per vivere bene, a lungo e in salute.