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Logo biologico

Prodotti con logo biologico: perché comprarli fa bene a noi e all’ambiente

La certificazione biologica ci aiuta a fare una scelta consapevole per quanto riguarda la sicurezza alimentare del prodotto che intendiamo acquistare. Il logo biologico verde ci racconta il ciclo vitale di un alimento caratterizzato da elevati standard qualitativi, fondamentali per il nostro benessere e per l’ambiente.

Logo biologico prodotti

Siamo al supermercato e stiamo scegliendo cosa acquistare, quando la nostra attenzione viene catturata dalla confezione dove c’è scritto “bio”, che sembrerebbe indicare un prodotto eco-friendly, sostenibile e magari a km zero. Lo inseriamo decisi nel carrello, ma solo una volta a casa ci rendiamo conto, leggendo meglio l’etichetta, che di bio c’è solo lo slogan, purtroppo!

I prodotti derivanti da agricoltura o da allevamento biologico rappresentano ormai da anni una fetta di mercato non indifferente ed è quindi sempre più facile trovare il biologico nella grande distribuzione. Tuttavia, accanto al meritato e convincente successo di alcune aziende in piena regola, si è sviluppato un fenomeno di imprese che non considerano le normative biologiche ma appongono ugualmente la dicitura “bio” sulle confezioni.

Ma se un prodotto non riporta un’etichettatura chiara noi non possiamo sapere se risponde alla normativa comunitaria sul biologico.

Come consumatori e consumatrici, è di nostro interesse essere consapevoli se la nostra spesa è veramente bio e sostenibile.

Dovremmo dunque iniziare a farci qualche domanda. Per esempio; di bio si parla moltissimo, ma cosa significa davvero ‘biologico’?

Logo biologico cuore

Si definisce biologico il cibo derivante da un sistema di produzione che non prevede l’uso di sostanze chimiche di sintesi, su un terreno libero da residui chimici. È biologico un prodotto sano, lavorato con attenzione, pensato per la salute del consumatore finale.

Queste condizioni devono essere costanti nel tempo e dunque vengono regolarmente verificate dagli organismi di controllo preposti: è biologico, perciò, un cibo la cui intera filiera (coltivazione, conservazione, lavorazione, impacchettamento e spedizione) viene sottoposta di frequente a rigidi controlli.

Per quanto riguarda il mondo animale, con allevamento biologico ci si riferisce a carni di alta qualità prodotte senza l’utilizzo di ormoni e mangimi chimici.

Tutte informazioni che possiamo rintracciare nell’etichetta, se impariamo a leggerla in modo attento!

Euro Leaf: la “foglia europea” che aiuta a orientarsi

Logo biologico foglia

A livello europeo, sono i regolamenti n. 834/2007 e 889/2008 a stabilire criteri e regole cui attenersi per produrre in maniera biologica e ricevere la “verdissima” etichettatura Euro-leaf, il logo biologico composto da una foglia incorniciata dalle stelle dell’Unione Europea, in uso dal 1° luglio 2010.

In Italia, come negli altri paesi europei, esistono diversi organismi di controllo (detti anche enti di certificazione) che lavorano in sinergia con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il Ministero attribuisce a ognuno di questi enti un codice identificativo diverso che viene riportato sull’etichetta di ciò che compriamo, accanto al logo biologico europeo.
Il compito di vigilanza territoriale è invece delegato alle amministrazioni regionali.

Quindi, per esempio, per un prodotto bio italiano, il codice avrà questo aspetto:

IT BIO 123
Agricoltura Eu/non EU
Organismo di Controllo autorizzato dal MiPAAF

Operatore controllato n° 45678

dove IT è la sigla dello Stato membro, BIO indica ‘biologico’; le tre cifre (es. 123), invece, sono il codice identificativo di uno degli organi di controllo autorizzato dal Ministero. Questi organismi compiono ispezioni annuali e, in caso di mancata applicazione delle regole, possono imporre sanzioni fino al ritiro del certificato di conformità.

 

‘Chi’ e ‘dove’: altri dettagli sull’etichetta

Per essere sicuri che il prodotto biologico che abbiamo in mano rispetta l’ambiente e la biodiversità, sull’etichetta dobbiamo essere in grado di individuare anche il nome del produttore, dell’operatore e/o del venditore del prodotto e il codice dell’operatore controllato (nell’esempio sopra, 45678), che indica chi ha effettuato l’operazione di etichettatura.

Infine, da qualche anno anche il luogo di coltivazione delle materie prime è un dato da esporre in trasparenza: troveremo infatti scritto Agricoltura UE, Agricoltura non UE, o il caso “ibrido” di Agricoltura UE/non UE, quando parte della materia prima agricola è stata coltivata nell’UE e parte in un paese terzo. Inoltre, l’indicazione “UE” o “non UE” può essere sostituita o integrata dal nome di un paese, nel caso in cui tutte le materie prime agricole siano state prodotte in quello stesso paese.

 

Ma quando un prodotto può dirsi biologico?

Per ottenere la certificazione, è necessario che il prodotto contenga almeno il 95% di ingredienti biologici e che rispetti inoltre condizioni rigorose per il restante 5%.
Tuttavia lo stesso ingrediente non può essere presente in forma biologica e non biologica! Quindi se parliamo di un prodotto monoingrediente – un pacco di riso, per esempio – quest’ultimo dovrà provenire per intero (100%) da agricoltura biologica.

Allo stesso modo, sotto la soglia del 95% è di fatto vietato usare il logo biologico europeo e lo stesso vale anche per i prodotti da agricoltura in “conversione”, espressione che indica il periodo transitorio di 2-3 anni durante i quali è necessario far sì che i terreni risultino decontaminati da qualsiasi sostanza chimica e sintetica. Passato questo lasso di tempo, il produttore può procedere alla richiesta della certificazione.

Il biologico è una possibilità importante di rimanere connessi alla natura e alla stagionalità e, per tutelare il nostro diritto alla consapevolezza e alla salute, un’etichetta chiara e completa è il primo passo per instaurare il patto di fiducia tra noi e il prodotto.